sabato 18 aprile 2009

Un nuovo virgulto?


Chissà se ricordate il post in cui vi raccontavo del virgulto raccolto per strada e piantato con poca convinzione : ebbene è diventato come lo vedete nella foto. Probabilmente penserete sia ben poca cosa, ma per me è un successo! La mia prima pianta da balcone..e anche l'ultima.
Non ha richiesto grandi cure, anzi diciamo pure che me ne sono quasi dimenticata in quest'inverno lungo e piovoso...solo ogni tanto, quando me ne ricordavo, le ho dato un po' d'acqua, ma non le ho mai parlato, nè le ho mai accarezzato le foglie...
Sono molto soddisfatta, ma ORA cosa devo fare? Vedo che la terra è scesa di livello, forse dovrei aggiungerne...oppure devo cambiarle il vaso perchè si espanda?
Siccome è costituita da un unico "tronco", posso provare a staccarne una parte e a piantarlo in un altro vaso, o accanto in modo che sembri più rigogliosa?
Attendo vostre idee...e nel frattempo la comtemplo beata...

martedì 31 marzo 2009

Tattooooooooo


Mi si domanda il perché dell’ultimo post…effettivamente non è in linea con il mio stile usuale, ma si cambia nella vita no? Ecco perché, dopo averlo escluso a priori per anni, ho deciso di farmi un tatuaggio. E cercando un simbolo di libertà che non fossero le ali o il delfino, ho scoperto come il colibrì possa rispecchiare ciò che sento. Come tutti gli uccelli infatti esso simboleggia la libertà, ma ha anche un altro significato: non sono importanti il passato o il futuro, è importante vivere l´adesso, succhiando il nettare della vita.
Voglio che questo tatuaggio (non vi dico dove sarà fatto per mantenere un po’ di curiosità) sia il simbolo del cambiamento avvenuto in me nell’ultimo anno, cambiamento che ha portato tanta gioia ma anche tanto dolore.
Indagare dentro se stessi, dopo aver negato la realtà per tanti anni, fa molto, molto male, ma è stato come riscopire una persona diversa da quella che conoscevo, e che mostravo agli altri. Bisogna ora abituarsi a questa nuova Dandy, imparare a convivere con il nuovo sentire, e rifiutarsi di rimettere la maschera che per anni, dall’infanzia mi ha oppresso. Sempre sorridente e casinista a tutti i costi (anche rendendosi ridicola a volte) per piacere a tutti, ma dentro un pozzo di tristezza e sofferenza. Ora sono me stessa, o per lo meno cerco di mettere in pratica ciò che ho imparato, a costi anche alti a volte, ma è necessario e giusto che sia così.

mercoledì 18 marzo 2009

Fantastico


I colibrì, definiti nei paesi dell'america latina "beijaflor", (in italiano, "bacia-fiori") per la loro eleganza nel prelevare il nettare in volo dai fiori, più simile ad un soffice bacio che al semplice cibarsi, sono piccoli uccelli dal peso che varia da 5 a 20 grammi.
Per la sua spiccata aggressività, la rapidità nel volo e nelle acrobazie, per gli stupendi colori di cui è dotato, le antiche civiltà americane lo consideravano la reincarnazione di valorosi guerrieri caduti in battaglia e la rappresentazione in terra del dio Sole.
Questi animali sono suddivisi in circa 320 specie, concentrate soprattutto nelle foreste tropicali dell'America centrale e meridionale.
Hanno eccezionali capacità di volo, grazie alla più grande apertura alare, in rapporto alle dimensioni del corpo, di tutti gli uccelli: per volare sbatte le ali ad una velocità di 50 battiti al secondo.
Il movimento è così rapido da produrre un sonoro ronzio, come quello di un calabrone, in lingua inglese sono quindi chiamati “ hummingbirds” uccelli ronzanti.
Il loro battito cardiaco, la cui frequenza media è circa 10 volte quella di un essere umano, può raggiungere picchi di 1260 battiti al minuto.
Le penne hanno un colore particolarmente brillante: sono ricoperte da piccolissime lamelle cornee trasparenti che contengono microscopiche bolle d'aria, che funzionano da prismi ottici. Il raggio di luce viene così scomposto nei suoi colori originari dando una colorazione cangiante diversa a seconda dell'angolo di osservazione.
Il becco, appuntito, per lo più diritto o leggermente ricurvo, è talvolta lunghissimo e serve per succhiare il nettare dei fiori o per cibarsi di ragni e piccoli insetti che catturano in volo o all’interno delle corolle.
Nel suggere il nettare il becco rimane intriso del polline dei fiori, in questo modo spostandosi da un fiore all’altro fungono anche da veicolo naturale per l’impollinazione.
E’ da notare che questo uccellino può cimentarsi in una diversità incredibile di vocalizzazioni e, come gli umani e pochi altri animali, ha sviluppato la rara capacità di imparare suoni diversi, non solo quelli che ogni specie ha innati in sé dalla nascita.Il suo cervello, rapportato alle dimensioni del corpo, è uno dei più grandi nell’ambito del mondo animale.
I Colibrì sono tipicamente solitari, vivono in media 4-5 anni e si associano con il sesso opposto solo per pochi secondi durante l’accoppiamento.

giovedì 12 marzo 2009

La perdita


Il sentimento del dolore si sviluppa in genere associato a situazioni di mancanza e disillusione – un abbandono, una separazione, un tradimento, un lutto, un rifiuto, un cambiamento di vita interno o esterno – e ha in sé un duplice contenuto, di provazione e di rinnovamento: occorre lasciare andare qualcosa di vecchio a cui, pur nella sua complessità, si era abituati, per consentire l’ingresso al nuovo, allo sconosciuto, all’imprevedibile.
Non è facile trovare le parole per descrivere le sensazioni che l’esperienza del dolore provoca poiché in genere, anziché ascoltarlo e dargli spazio per comprenderne il significato, tentiamo di resistergli, contrastarlo, allontanarlo: siamo diffidenti verso questo sentimento violento e incontenibile e facciamo scudo per non sentirci sconvolti.
Fin dalla nascita sappiamo che il dolore è parte della vita umana, ma non riuscendo ad accettare l’evidenza, ogni volta si rinnova in noi la paura: temiamo di non trovare più nulla di buono per la nostra vita, lasciandoci sfuggire qualcosa di molto importante: il coraggio di guardare in faccia la realtà, di accoglierla per quella che è.
Poche emozioni ricordano così da vicino la morte. Ogni volta che si abbandona qualcosa o si percepisce una fine, l’ansia non è solo la perdita in se stessa, ma l’improvvisa consapevolezza dei nostri limiti umani in contrasto alle più folli idee di onnipotenza. La coscienza che tutto cambia e finisce muta il valore del tempo: il presente diventa un bene prezioso mentre le proiezioni e le apsettative per il futuro diminuiscono d’intensità.
Elaborare un lutto significa accettare la realtà della perdita e il sentimento di dolore struggente sino a quando qualcosa internamente si muove e si modfica, l’angoscia cala d’intensità e l’interesse a essere presenti nella vita si riaffaccia.
Quando ci si trova, per qualsiasi motivo, a dover dire addio a una persona amata, è importante esprimere pensieri e sentimenti rimossi, difficili, incerti, sospesi, poiché è impossibile congedarsi veramente da qualcuno se non liberandosi del peso delle cose non dette.
Quando una relazione ha avuto un particolare significato, una speciale ricchezza, avendo attinto a qualità mai sperimentate prima, la disperazione per la perdita è talmente forte da sembrare intollerabile: per chiudere con questa persona e sciogliere il contrasto fra il desiderio e il rancore è indispensabile riconoscere le peculiarità in lei o in lui tanto amate, ringraziarla per quanto ricevuto e puntare con forza a fare nostre quelle doti, ritrovandole in noi stessi come potenzialità, aspirazioni, risorse.
La capacità di sopportare il dolore e tollerare la mancanza rivelano forza di carattere e fiducia in se stessi: se un bambino potesse maturare queste qualità nell’infanzia, sperimentando il distacco dalla mamma sentendosi allo stesso tempo sostenuto e protetto, da adulto affronterebbe le situazioni di lutto e abbandono con meno difficoltà.
Quando un legame si spezza, le persone sono costrette a entrare in contatto con la solitudine, la mancanza, i fantasmi e le angosce ancestrali, ma sfuggire l’esperienza del vuoto, frastornandosi di persone e cose, non risolve, anzi aggrava, il malessere, poiché avere accanto persone con cui non vi è affinità alimenta la sensazione di solitudine, così come fare cose non corrispondenti alle proprie necessità aumenta il senso di incapacità: ogni risoluzione di fuga sembra sterile e inefficaca a dare sollievo.
Da un lato è vitale instaurare legami intimi e profondi perché hanno il potere di sconvolgere la monotonia, nutrire l’anima e dare senso all’esistenza: dall’altro è indispensabile accettare la solitudine per trovare forza nella propria individualità e favorire il flusso creativo.
tratto da “La relazione che cura” di Margherita Biavati -

Sognare...amare


E' bello sognare, ad occhi aperti e ad occhi chiusi.Già ne parlai in un vecchio post.
Qualche volta sogno persone a me care, soprattutto quando non le vedo da lungo tempo e mi mancano, e stanotte ho sognato una persona a me cara, molto cara, che è stata parte della mia vita per anni, e che ora, come purtroppo a volte accade, non lo è più.
Io quello che dico sempre è: "Mai dire per sempre". Non esiste il "per sempre" perchè tutto cambia, tutto si evolve, il mondo gira sul suo asse e noi ci adattiamo al suo muoversi.
Così l'amore a volte finisce, a volte si trasforma in qualcosa di indefinibile, e assume diverse sfumature, che non sappiamo classificare, ma è sempre e comunque fonte di gioia/dolore proprio perchè è amore.
Un dolore così sordo, così potente, che ci prende lo stomaco, e ci mangia dentro. Poi la sensibilità e la forza di ognuno di noi ci porta a sopportare questi periodi della nostra vita in modo del tutto soggettivo.
Io sto soffrendo, ma con la mia solita incapacità (e in questo caso è un vantaggio) di non prendere le cose "di petto", cerco di non pensarci, mi butto nel lavoro, nello sport, tengo la mente occupata per non pensare, e per non soffrire.
Probabilmente lui sta affrontando la cosa in modo diverso, e chissà dio come sta? L'ho sognato ed era felice. Organizzavo una festa a casa dei miei, in giardino, e lui era felice di vedermi, felice di avermi come amica. Ci eravamo ritrovati, e questo mi riempiva di una gioia immensa.

martedì 10 marzo 2009

Watch over me

Oggi mi dedico, e spero apprezzerete anche voi, un pezzo di Bernard Fanning , cantante e autore australiano. La canzone mi ricorda l'infanzia, dai 10 ai 16 anni circa, quando la mia american teacher mi insegnava la lingua facendomi ascoltare canzoni come "I just called to say I love you" di Stevie Wonder, o la mitica colonna sonora di Footloose . Il film credo di averlo visto almeno 10 volte...Kevin Bacon aveva 26 anni, e mi piaceva così tanto!
Ricordo che mi ero portata la cassettina nel mio viaggio negli States, la ascoltavo col Walk-man durante i lunghi tragitti in camper nei deserti dell'Arizona, da Los Angeles, San Diego, a Phoenix e poi Tucson, dove i suoi vivevano. Sabbia, cactus, circa 38°C, ragni enormi, camiom enormi, panini enormi, culi enormi, tutto era gigante, così come lo avevo visto in Dallas (avevo 16 anni ed era il mio telefilm preferito).
Festeggiai lì il 4 luglio del 1992, sul retro di un pick-up guardando i fuochi d'artificio, dopo aver mangiato hot-dog e patatine, con autoctoni così patriottici e simpatici che non potevi non condividerne l'entusiasmo. E ciò mi rimarrà nel cuore per sempre. Per fortuna i kili acquistati li ho poi persi col tempo ;-)

martedì 3 marzo 2009

Tennista io?

Anche questa mi doveva capitare ora. Ho il cosiddetto "gomito del tennista", o più clinicamento detto epicondilite, un’infiammazione dei tendini che interessa l’osso del gomito e i muscoli epicondilei. "Questi muscoli, estensori dell’avambraccio, consentono il sollevamento della mano e del polso e il piegamento all’indietro delle dita", questo rende l'idea di quanto sia invalidante. I motivi scatenanti? Non gioco a tennis da 25 anni, feci un paio di corsi quando in tv davano Jenny la tennista, ma la mia carriera finì lì.
Ora il motivo scatenante è sicuramente il computer, quel maledetto/benedetto oggetto che è parte integrante del mio mondo, e l'uso continuo del mouse. Il dolore è fastidioso, non riesco a sollevare pesi, a stendere o piegare il braccio, paio una vecchia!
Quindi ho deciso: nell'attesa di fare una visita ortopedica prendo un antinfiammatorio e cambio uso del mouse. Lo uso come se fossi mancina, ho spostato il mouse pad e invertito i tasti del mouse: con ciò peraltro stimolo anche il cervello, che ha sempre bisogno di nuovi input. :-) Però che fatica!

sabato 28 febbraio 2009

...

Gran tristezza oggi. Ho sentito questa canzone, e ho pensato a tante cose accadute negli ultimi anni, e un'ondata di malinconia mi ha sovrastato.
Succede. Bisogna lasciarsi travolgere e portar via. Poi si risale verso l'aria.

mercoledì 25 febbraio 2009

Eccolaaaaaa


Il Carnevale è finito, da oggi Quaresima, e dieta...sì, questo è il periodo classico in cui, credenti o meno, ci si mette a dieta approfittando del "digiuno ecclesiastico" tipico del periodo.
Io inizio ogni lunedì, ma immancabilmente giovedì cado: come posso rinunciare a quei bei aperitivi pieni di patatine/olive/pizzette/tartine? E così ogni inverno mi ritrovo con quei maledetti 2 kiletti in più così difficili da mandare via.
Allora ecco che anche il digiuno ecclesiastico torna utile. Insieme a corse serali, camminate spedite, massaggi, tisane drenanti, e così via.
Il Carnevale, come già ricordavo l'anno scorso, è il periodo dell'anno in cui festeggio il compleanno, quindi spesso, da piccola, era l'occasione per far festa in maschera.
Smessa quest'abitudine, è raro che mi travesta, ma l'iniziativa della mia palestra di fare una lezione di spinning in maschera mi ha entusiasmato, tanto più che il travestimento era molto semplice. Cinque belle dottoresse sexy!
Il camice mi è stato prestato dall'amica farmacista, e le calze autoreggenti bianche un acquisto di poco conto.
E' stato molto divertente - e molto CALDOOOOO - pedalare col camice, in più abbiamo anche fatto il trenino sulla musica di Disco Samba aeiouy: sì, la prima lezione al mondo di spinning con trenino incluso.
Ecco qui la foto della serata, mi riconoscete?

martedì 17 febbraio 2009

Bambini

Non ho mai avuto un bel rapporto coi bambini, sarà perchè non ho fratelli, cugini o altri mocciosi che girano per casa.
I miei amici sanno che non li sopporto, quando siamo in un locale e questi disturbano urlando, o correndo, o rompendo le palle in qualche modo, mi salta subito la mosca al naso. E le amiche mi prendono in giro dicendo che, quando avranno dei bimbi, li minacceranno dicendo: "Stai buono, sennò ti porto dalla zia Dany".
Il primo bebè che ho tenuto in braccio è Adele, la bimba di Paola...non è stato così difficile, ma appena quella ha iniziato fare le sue puzzette, l'ho subito restituita.
Ho la mia età, l'orologio biologico, come sapete, mi fa un baffo, e sono convinta non avrò bimbi, la mia precauzione è tale che, nel caso, userei pillola e preservativo insieme, chè non si sa mai.
Ma devo anche aggiungere che nella vita, come diceva il buon Forrest Gump, non sai mai quello che ti capita. Io...speriamo che non mi capiti. ;-)

martedì 10 febbraio 2009

Poesia


La terra girò per renderci più vicini
girò sul suo asse e su di noi, finché, finalmente
ci ricongiunse in questo sogno.
Eugenio Montejo

domenica 8 febbraio 2009

8 febbraio


Eccomi qui, 8 febbraio, data in cui nacquero il grande James Dean, nonchè John Grisham, Karolina Kostner, Gary Coleman (Arnold per capirci), Nick Nolte, ed Elisabetta Gregoraci e chissà quanti altri...
Siccome la mia wish-list dei regali di compleanno ha riscosso grande successo, questo post verrà da me dedicato ai ringraziamenti, per chi c'era e chi no.
La settimana dei festeggiamenti è iniziata venerdì 6 e terminerà giovedì 12: in questi 6 giorni spenderò quanto 4 cene di pesce in aperitivi offerti agli amici, ma ne varrà la pena.
Grazie a tutti per l'ombrello, il bagnoschiuma (immancabile!) alla rosa, la crema per le gambe pesanti, il mascara vibrante (quando lo proverò vi renderò edotti sulla sua utilità), gli orecchini con strass rosa e lilla, il Cd di Bruce Springsteen, il set di ombretti, la scatolina d'argento, e il Libro di Paolo Giordano.
Se ho dimenticato qualcuno chiedo venia.
Sapete la cosa che più mi ha fatto piacere? Sentire da tutti che non dimostro la mia età: quindi non solo ho lo spirito di una 22enne, ma anche il viso e il corpo di un'adolescente! :-)

venerdì 30 gennaio 2009

Idee regalo...


Ricordo quanto avevo 16 anni facevo i calcoli: quanti anni avrò nel 2000? Cavoli, pensavo, 26...e mi sembrava un numero incredibile...Poi giunta ai 26, guardavo quelli di 35 come a dei "vecchi", tutti sposati con prole.
Ora che ne sto per compiere 35...me ne sento 25!!! E non ci penso nemmeno a sposarmi e far figli, e tanto meno adattorniarmi di gente pallosa, e vecchia!
Sì perchè il concetto di vecchio è relativo: conosco 20enni senza spirito, e 65enni arzilli e pieni di entusiasmo per tutto.
Io sinceramente non vorrei tornare ai miei 20, sono troppo pochi per capire tante cose, e i miei 35 sono serviti a farmi crescere, sono contenta di come sono diventata, specialmente negli ultimi anni, dai 30 in poi è stata un evolversi continuo, e in meglio. La consapevolezza di una donna di 35 anni è impareggiabile, per cui fatemi gli auguri, non oggi vi prego, ma l'8 febbraio, e ricordate che mi piace quasi tutto, specialmente se firmato. ;-)
A parte gli scherzi, ecco la "classica" lista che chi mi conosce, come l'anno scorso può utilmente spulciare per trovare qualcosa di gradito.
Mi si è rotto il cardio-frequenzimetro, sarebbe gradito con poche funzioni, ma con calcolo della percentuale di frequenza.
Indiscutibilmente utile mi sarebbe una macchina fotografica digitale decente, almeno 7-8 MPixel, visto che la mia è da buttare.
Poi sarebbe utile qualche nuovo paio di orecchini, ho fatto i buchi ai lobi solo a 27anni, quindi devo ancora sbizzarrirmi, e le mie innumerevoli paia non mi bastano mai.
Altre idee seguiranno. Tazze con cani, calendari con cani, buoni per lampade e/o massaggi, smalti per unghie dai colori di moda, gloss di Chanel o altro. Biglietto per Bruce Springsteen a Udine (le prevendite inizieranno stasera!), oppure biglietti per spettacoli di balletto.
E poi lascio alla vostra fantasia, difficilmente i miei amici sbagliano.
Ah un'ultima cosa: NON REGALATEMI BAGNOSCHIUMA!!
A Natale ne ho riciclati almeno 3 confezioni, ma me ne sono tornate indietro altre 2: aiuto!! Mi è anche venuto il dubbio: che sia un segnale, forse puzzo?????
Siccome ne dubito, perchè anche se non amo l'acqua, mi lavo spesso, beh, evitate di regalarmi saponi e/o bagnoschiuma a lamponi/fragola/menta/miele e quant'altro, ok?
:-)

mercoledì 28 gennaio 2009

Birra vs gnocca: chi vincerà?


Una birra è sempre bagnata. La gnocca va incoraggiata.
Punto alla birra.

Una birra fa schifo servita calda.
Punto alla gnocca.

Una birra ghiacciata ti soddisfa.
Punto alla birra.

Se ti ritrovi un pelo nei denti bevendo birra, potresti aver voglia di vomitare.
Punto alla gnocca.

Se torni a casa puzzando di birra, tua moglie ti rimprovera.
Se torni a casa puzzando di gnocca, tua moglie potrebbe lasciarti.
* Punteggio pari (dipende dai punti di vista !)

Dieci birre in una notte e non puoi più guidare.
Dieci gnocche in una notte e non c'è più bisogno di guidare.
Punto alla gnocca.

Se ti fai una birra in un locale affollato è normale.
Se ti fai una gnocca in un locale affollato, diventi un mito.
Punto alla gnocca.

Se un poliziotto ti sente addosso puzza di birra, potrebbe arrestarti.
Se un poliziotto ti sente addosso puzza di gnocca, potrebbe offrirti una birra.
Punto alla gnocca.

La birra, più è stagionata, meglio è.
Punto alla birra.

Se ti fai una birra con un preservativo indossato, non senti la differenza di gusto.
Punto alla birra.

Tanta birra può farti vedere gli ufo. Tanta gnocca può farti vedere Dio.
Punto alla gnocca.

Se ti chiedi sempre come sarà la prossima gnocca sei normale.
Se ti chiedi sempre come sarà la prossima birra, sei alcolizzato.
Punto alla gnocca.

Strappare l'etichetta da una bottiglia di birra è divertente.
Strappare le mutandine a una gnocca è MOLTO più divertente.
Punto alla gnocca.

Lo stato tassa la birra.
Punto alla gnocca.

Se ti fai un'altra birra, la prima non s ' incazza.
Punto alla birra.

Sei sempre sicuro di essere il primo ad 'aprire' una birra.
Punto alla birra.

Se fai agitare una birra, dopo un po' si calma da sola.
Punto alla birra

Bionda , rossa, bruna o nera, in qualsiasi momento puoi scegliere la birra che vuoi.
Punto alla birra.

Di una birra si sa esattamente al centesimo quanto verrà a costare.
Punto alla birra.

La birra non ha una madre.
Punto alla birra.
PUNTEGGIO FINALE : BIRRA BATTE GNOCCA...
Se sei una donna ed in questo momento ti stai incazzando sappi che una birra non avrebbe rotto le palle se avesse perso questo scontro: un altro punto alla birra!

domenica 25 gennaio 2009

Lavativi unitevi!



Io sono, lo ammetto, la classica lavativa. Insomma quella a cui i professori dicevano “Può fare di più, non si impegna”. Ebbene, mentre alcuni di noi questo se lo sentono dire solo sui banchi di scuola, a me viene ripetuto continuamente.
Mi è stato detto all’esame di guida pratica: dopo aver speso fior di denaro in lezioni con un istruttore che urlava improperi, e mi diceva che quando toccavo il cambio dovevo pensare di avere in mano il membro maschile (e non usava questi termini!), il giorno stesso dell’esame mi disse che non l’avrei passato mai, e che sarebbe stato meglio rinunciare. Ero proprio depressa, e volevo mollare, ma mi sono presentata lo stesso, e l’ho passato. Lui mi ha sorriso e fatto i complimenti, e poi solo la pratica mi ha permesso di essere piuttosto brava al volante, ma questo è un altro post. :-)
Poi all’Università quante volte mi è stato detto che avrei potuto far meglio! Ricordo un docente che dava sempre e a tutti il 30. Se proprio non avevi studiato nemmeno un po’ ti rimandava con 2 o 3 domande pronte che ti avrebbe fatto la volta successiva, e se non potevi registrare l’esame sul librettonsegnava il voto su un foglietto, per poi registrarlo in seguito.
Ebbene, io sono stata capace di prendere 28! Poi, in sede di registrazione, mi guardò e disse: “Signorina, le do 30, ma studi mi raccomando” come se fosse possibile che uno studi ancora la materia dopo aver dato l’esame!
Infine i giorni nostri, o quasi: nell'ultimo anno non ho avuto un capo vero e proprio, ma pur sempre qualcuno sopra di me, che mi diceva cosa devo fare, che cercava di insegnarmi più cose possibile, e che mi correggeva se sbaglio. Ma non mi pagava. Non vi spiego perché, è una storia lunga. :-)
Anche lui mi faceva i c.d. cazziatoni. Sono le ramanzine, le paternali, chiamatele come volete. Sono quei rimproveri, più o meno urlati (e nel mio caso urlati), con cui chi tiene al nostro futuro cerca in genere di farci capire che abbiamo le capacità, ma che non le sfruttiamo. Che potremmo riuscire bene, ma non ci impegniamo. A volte li prendevo veramente male, mi sentivo umiliata, svilita, e pensavo di non valere niente, come diceva lui.
Poi col tempo ho capito che se urlava tanto, e mi sviliva umiliandomi, il frustrato infelice ed insiscuro era proprio lui, non io.
Però leggendo tra le righe, sentivo della benevolenza nelle sue parole, in qualche modo voeleva tirare fuori il meglio di me: non è mio padre, né il mio compagno di vita, è solo una persona di “passaggio” che vuole aiutarmi laddove vede che mi sto buttando via.
Così Giacomo, che in questi anni mi ha sempre sprontato come nessuno ha fatto mai, con affetto, con passione, soffrendo con me, e mai abbattendosi. Da lui ho imparato a volermi più bene, ad essere ottimista (e ancora faccio molta fatica!), e ad andare sempre avanti a testa alta sapendo di aver fatto del mio meglio.
Perché quando (nei rari casi in cui) ci metto passione e impegno, mi rendo conto di poter fare le cose più che bene, e con soddisfazione.
Così ho anche capito che il cambiamento, sebbene aiutato da mille impulsi esterni, può partire solo ed esclusivamente da me.