domenica 25 gennaio 2009

Lavativi unitevi!



Io sono, lo ammetto, la classica lavativa. Insomma quella a cui i professori dicevano “Può fare di più, non si impegna”. Ebbene, mentre alcuni di noi questo se lo sentono dire solo sui banchi di scuola, a me viene ripetuto continuamente.
Mi è stato detto all’esame di guida pratica: dopo aver speso fior di denaro in lezioni con un istruttore che urlava improperi, e mi diceva che quando toccavo il cambio dovevo pensare di avere in mano il membro maschile (e non usava questi termini!), il giorno stesso dell’esame mi disse che non l’avrei passato mai, e che sarebbe stato meglio rinunciare. Ero proprio depressa, e volevo mollare, ma mi sono presentata lo stesso, e l’ho passato. Lui mi ha sorriso e fatto i complimenti, e poi solo la pratica mi ha permesso di essere piuttosto brava al volante, ma questo è un altro post. :-)
Poi all’Università quante volte mi è stato detto che avrei potuto far meglio! Ricordo un docente che dava sempre e a tutti il 30. Se proprio non avevi studiato nemmeno un po’ ti rimandava con 2 o 3 domande pronte che ti avrebbe fatto la volta successiva, e se non potevi registrare l’esame sul librettonsegnava il voto su un foglietto, per poi registrarlo in seguito.
Ebbene, io sono stata capace di prendere 28! Poi, in sede di registrazione, mi guardò e disse: “Signorina, le do 30, ma studi mi raccomando” come se fosse possibile che uno studi ancora la materia dopo aver dato l’esame!
Infine i giorni nostri, o quasi: nell'ultimo anno non ho avuto un capo vero e proprio, ma pur sempre qualcuno sopra di me, che mi diceva cosa devo fare, che cercava di insegnarmi più cose possibile, e che mi correggeva se sbaglio. Ma non mi pagava. Non vi spiego perché, è una storia lunga. :-)
Anche lui mi faceva i c.d. cazziatoni. Sono le ramanzine, le paternali, chiamatele come volete. Sono quei rimproveri, più o meno urlati (e nel mio caso urlati), con cui chi tiene al nostro futuro cerca in genere di farci capire che abbiamo le capacità, ma che non le sfruttiamo. Che potremmo riuscire bene, ma non ci impegniamo. A volte li prendevo veramente male, mi sentivo umiliata, svilita, e pensavo di non valere niente, come diceva lui.
Poi col tempo ho capito che se urlava tanto, e mi sviliva umiliandomi, il frustrato infelice ed insiscuro era proprio lui, non io.
Però leggendo tra le righe, sentivo della benevolenza nelle sue parole, in qualche modo voeleva tirare fuori il meglio di me: non è mio padre, né il mio compagno di vita, è solo una persona di “passaggio” che vuole aiutarmi laddove vede che mi sto buttando via.
Così Giacomo, che in questi anni mi ha sempre sprontato come nessuno ha fatto mai, con affetto, con passione, soffrendo con me, e mai abbattendosi. Da lui ho imparato a volermi più bene, ad essere ottimista (e ancora faccio molta fatica!), e ad andare sempre avanti a testa alta sapendo di aver fatto del mio meglio.
Perché quando (nei rari casi in cui) ci metto passione e impegno, mi rendo conto di poter fare le cose più che bene, e con soddisfazione.
Così ho anche capito che il cambiamento, sebbene aiutato da mille impulsi esterni, può partire solo ed esclusivamente da me.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara Dany, che onore metter il primo commento. Penso che sia insisto nella natura di ciascuno essere più o meno impegnati, anzi determinati, caratteristica che noi acquario non abbiamo perhcè abbiamo sempre le mani in pasta dappertutto senza mai fare niente bene, però siamo vivaci e spumaggianti perchè pensiamo sempre al domani e a che cosa di nuovo si può fare. Cindy

Anonimo ha detto...

CIAO CINDY!!!!!
CLA!!!